Il gruppo riunisce gli allievi del corso di medicina Narrativa

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Commenti

  • Storia

    Silvia tratteggia e crea un’immagine, incornicia ed appende.
    Umano divenire nell’umanismo della scena.
    Nasce un progetto.
    Vecchi e nuovi amici, educatori, professionisti della cura del corpo, i sanitari…
    ammirano il quadro e rispecchiandosi
    accolgono l’invito per questa nuova rappresentazione.
    In scena scienza, immagini, parole emozioni, suoni ed arte.
    Si ritrovano in quel cortile fiorito
    nella via che guarda al luogo dove la morte è consacrata.
    Crocevia di strade
    dove si affacciano prepotenti nuovi mondi
    dove la modernità si espande
    tra grattacieli specchiati e forme astruse di nuovi palazzi.
    L’intreccio dei contrasti.

    Sei giorni alternati e conseguenti
    uno dopo l’altro
    ad accogliere la primavera
    assaporare la calda estate e volgerci verso l’autunno imminente.
    Riuniti nel cerchio comunicativo
    come un circolo ermeneutico
    nel quale scorrono intrecciandosi
    narrazioni, riflessioni, visioni, vissuti e tormenti.
    Sorrisi di identità ricercate negli archetipi personali.
    Storie di malati e malattia
    Di morti annunciate di trascendenze e preconcetti.

    Possiamo crescere nell’ascolto dell’altro?
    Possiamo credere ad una revisione della cura?
    Possiamo integrarci con le evidenze?
    Possiamo ritrovare la fiducia persa?

    Forse…
    abbiamo parlato troppo
    Forse abbiamo ricercato verità invalicabili
    Forse abbiamo toccato la morte
    Forse abbiamo vissuto la malattia.

    Occorre curiosità nelle “cose” della vita

    “Il tormento maggiore di Ivan Il'ič era la menzogna, quella menzogna da tutti accettata, secondo la quale egli era soltanto ammalato e non moribondo ed era sufficiente ch’egli se ne stesse tranquillo e si curasse, perché tutto tornasse come prima. Mentre egli sapeva benissimo che qualunque cosa facessero, non ne sarebbe venuto fuori nulla, tranne sofferenze ancora maggiori e morte… E di frequente gli era capitato, mentre loro arrivavano a recitare la loro parte, di essere stato sul punto di gridare: smettetela di mentire, voi sapete bene, come lo so io, che sto morendo, smettetela dunque… Era diventato un corpo estraneo proprio a quel “decoro” ch’egli aveva perseguitato tutta la vita; vedeva che nessuno aveva pietà di lui, perché nessuno voleva capire la sua situazione. Solo Gerasim la capiva e aveva pietà di lui….Solo Gerasim non mentiva, era sicuramente l’unico a capire tutto, né si preoccupava di nasconderlo. Si limitava a compatire il padrone che andava spegnendosi….dopo lunghe sofferenze, avrebbe tanto voluto che qualcuno lo compatisse come un bambino ammalato, benchè si vergognasse ad ammetterlo: avrebbe voluto essere accarezzato, baciato, avrebbe voluto che piangessero per lui, come si accarezzano e confortano i bambini.”
    La morte di Ivan Il'ič - Lev N. Tolstoj

    Elisabetta Baccara
    Settembre 2018
    • Grazie Elisabetta, mi piace il ritmo cadenzato di questo scritto e il tono che sento un po' epico, perché mi rievocano l'intensità dell'esperienza vissuta insieme. A presto!
  • Carissime/i compagne/i di viaggio….
    Prima esperienza in tema di Medicina Narrativa (scritta) o per lo meno un tentativo! ed un desiderio di condivisione.
    Marta di anni 76, disfonica. Trattata da me molti anni addietro per il medesimo problema. Ricordo bene la donna, ma non i dettagli della sua disfonia né tratti della sua personalità. Ricordo bene invece che faceva la sarta.
    Diagnosi ORL: presenza di noduli e relativa disfonia funzionale. Si prescrive ciclo di logopedia. Diagnosi come sempre "minimalista". Sono abituata e quindi non mi sconvolgo più di tanto.
    Primo appuntamento: faccio il mio tentativo di indurre nella signora una narrazione della sua problematica vocale evitando di fare una lettura dei numerosi “fogli” che mi sottopone.
    “Fogli”. Faccio riferimento all’immagine che mi è rimasta nella memoria: fogli che io sposto e che la signora continua a riprendere in mano per sottoporli alla mia attenzione. I vari referti non sono ordinati ma caoticamente organizzati. Si prospetta un quadro clinico complesso.
    Marta mi fa una descrizione confusa dei vari accertamenti. Fatico veramente a trovare un filo logico, per cui decido di leggere i referti. Il suo bisogno iniziale è di descrivere un importante evento febbrile avuto nel corso dell’inverno e dell’incapacità del medico di base di comprendere la gravità della situazione. Mi riferisce del suo manca fiato e dell’astenia. Tutto riconducibile a questo fatidico evento febbrile.
    Inizia un lungo iter di accertamenti. Vi riporto la sintesi del pneumologo: anamnesi personale negativa per precedenti atopia e patologia correlata. Linfoma di Hodgkin a 30 anni, trattato con schema MOOP e con completa remissione. Arteriopatia ostruttiva degli arti inferiori con posizionamento di stent a 60 anni. Lieve anemia sideropenica. Paziente in trattamento con amlodipina , perindopril, cilostazoilo, ASA 100, statine ed integratori Cardiofol, venoruton, Tegens, lansoprazolo. La paziente ha lamentato dispnea importante da sforzo. Per tale motivo si è sottoposta a numerosi accertamenti (cardiologici, ematologici, spirometrici ed altro) i quali non hanno fornito una ragionevole spiegazione dei sintomi clinici lamentati dalla paziente.
    La paziente riferisce che nel dicembre 2017 ha sofferto di una grave “broncopolmonite” (senza febbre, espettorazione oaltri sintomi ad eccezione di una severa dispnea a riposo) diagnosticata radiologicamente e trattata a domicilio con antibiotici. (referto ed immagini non disponibili, non controlli dopo terapia). Malgrado la risoluzione dell’evento acuto, da tale epoca la paziente ha continuato a lòamentare dispnea da sforzo fino ad epoca attuale (ma riferisce progressivo miglioramento). Paziente in relativo benessere, con obiettività toracica sostanziamente negativa ( non segni di flogosi in atto o broncospasmo inducibile ) saturazione a riposo 90%.
    Si propone RX torace ed in seguito TAC torace con e senza mezzo di contrasto.
    I referti degli esami prescritti ed eseguiti non evidenziano problematiche pneumologiche che possano giustificare la dispnea.
    La signora a fine settembre verrà sottoposta ad ulteriori indagini diagnostiche prescritti dalla neurologa per comprendere la causa di un dolore/fitta che partendo dal lato sx le trapassa il cranio ed attraversa l’occhio. Questa è la descrizione del sintomo.
    Marta è una donna molto elegante ed accessoriata. Sempre curata nell’aspetto esteriore. Faceva la sarta e tutt’ora, con tempi molto dilazionati, si cuce i suoi “completini”. Arriva in anticipo all'appuntamento, ben vestita e con i consueti monili in accordo cromatico con l’abito. Non ha l'aspetto della donna fisicamente sofferente.
    Negli incontri a seguire:
    la prima cosa che le chiedo è di raccontarmi e ricordarmi della prima volta che lei venne da me, quando si presentò il primo episodio di disfonia. Marta mi ricorda che fu dopo la morte del marito. Mi narra dettagli della malattia e mi dice che in quel periodo lei era confusa. La lascio parlare senza interromperla, solo due delucidazioni per capire. Marta nel raccontare utilizza i pronomi maschile e femminile lui e lei senza chiarirmi i soggetti dell’argomento. Quindi spesso ho difficoltà a capire.
    Questo accade spesso anche in seguito per cui la fermo per chiarimenti sul lui e lei.
    La seconda mia domanda è: ma ora, oggi, qual è il suo problema?
    Ecco come d’incanto vedo aprirsi nel suo viso una porta. Il volto si distende.
    Inizia a raccontarmi della morte tragica o per meglio dire del suicidio/impiccagione della nipote quarantenne figlia di sua sorella!!!! La ritrovano nella cucina di casa penzolante ad una corda. Ragazza alta 1,70. Non c’era altezza per lasciarsi strangolare: ipotizzano che avesse raccolto su di sé le gambe per non toccare terra. Io rabbrividisco pensando alla lunga agonia. Ora che scrivo penso…e se l’avessero uccisa. !!
    Coniugata, la nipote aveva un grande cruccio: non poter avere figli. Nel periodo della crisi economica perse il lavoro. Desiderava investire le sue propensioni materne nella cura-accudimento di un cagnolino che le venne contestato sia dai suoceri che dal padre. Fu attorniata da famigliari ottusi, vecchio stampo, rigidi. La nipote, malgrado le negazioni, portò a casa un cagnolino e poi un secondo: maschio e femmina. In tutta la narrazione la figura del marito della ragazza non compare. La nipote era in terapia psichiatrica per ipotetica depressione.
    Chiedo notizie della sorella di Marta e del rapporto che le unisce. Sono unite si sentono spesso, abitano in paesi diversi ma non lontani. La sorella ha trovato una ragion di vita nell’assistenza alla parrocchia del paese di residenza. Con altre “pie donne” si dedica tutto il giorno a pulire, organizzare, ecc Si tiene attiva per non pensare. Il marito, papà della nipote, espia la sua colpa accudendo uno dei due cagnolini e andando tre volte al giorno in cimitero. L’altro cagnolino è accudito dal suocero!
    “E lei signora perché mi parla di sua nipote? Che rimedio lei ha trovato?”
    Marta non ha trovato rimedi: di notte si sveglia e continua a chiedersi “perché, perché una donna giovane può compiere un atto così violento”. “Sono sola, non mi manca nulla, le mie figlie (2 femmine) mi chiamano sempre, si preoccupano di me: soprattutto adesso che dimagrisco, non ho fame. Mangio poco. Non ho forza di mangiare. Ma il pensiero della nipote suicida mi fa soffrire.”
    Le chiedo se sente di avere delle responsabilità, di non aver detto o fatto delle cose ? la risposta è stata “no”.
    Ma poi inizia a raccontarmi di sé: delle dicerie di paese. A Marta vengono addebitati uomini, amanti che lei mi rassicura di non aver mai avuto. Solo perché viene giudicata dalle apparenze. Una donna elegante, sempre ben tenuta, piacevole a guardarsi, agirebbe così per poter piacere agli uomini e conquistarli.
    Rievoca il periodo del dopo tumore nel quale era una larva che vagava e non amava uscire e farsi vedere. L’unica volta che uscì in paese, spinta da un amica, venne avvicinata da una parente che le comunicò che il marito, nel periodo della sua assenza per la lunga ospedalizzazione, si sarebbe consolato con altre donne.
    Le sue amiche di paese le sono vicine solo perché lei è l’unica che guida e quindi si fanno scarrozzare con la macchina di qua e di là.
    La sua vera amica abita a Cremona (35/40 km circa di distanza). Ogni tanto si trovano a metà strada.
    “Sa cosa faccio ogni tanto”, mi dice: “prendo la macchina vengo ad Asola, mi faccio un giro per le vie per non incrociare nessuno del mio paese.”
    La invito a farsi un giro per Cremona dove abita la sua amica, così i suoi occhi potranno deliziarsi con vetrine più interessanti e volti nuovi.
    Mi fa vedere le sue unghie che non sono colorate. E’ una necessità provvisoria dettata dall’uso dello smalto semipermanente che le ha indebolite. A breve riprenderà ad usare lo smalto.
    Mi racconta delle sue vacanze al mare con il gruppo anziani del paese. Vacanze tormentate per i molti imprevisti: l’amica che con la valigia le frattura il dito mignolo del piede nel scaricare le valigie, le afte in bocca, il fuoco di Sant’Antonio.
    Nel corso del colloquio io sostengo i suoi piaceri per l’estetica del corpo e dell’abbigliamento.
    Marta mi saluta e se ne va sorridente allungandomi la mano.
    Devo dire che nel corso della serata ho avuto dei contraccolpi per identificazione, soprattutto per le questioni di genere.
    Grazie per l’ascolto
    Un affettuoso saluto a tutti
    Elisabetta (“castelmerd”)
    PS
    Tanti quesiti in sospeso:
    cito solo quello a mio parere principale
    ho interpretato… dispnea - strangolamento/morte per soffocamento a cui non ho risposto.!
    Se interpretato correttamente.
  • Ciao, nella sezione Bibliografia/Approfondimenti d'Aula trovate l'articolo sul senso di esclusione del dr. M.Collovà, contenente il Dialogo con la madre di Pirandello, di cui vi avevo parlato a lezione. A presto!
  • Ciao a tutti, nella sezione Materiale d'aula trovate il pdf della mia traduzione del libro Black Sheep and Kissing Cousins, di Elizabeth Stone, sullo storytelling famigliare con cui apriremo la lezione di Venerdì 15 Giugno. Alla fine della lezione scorsa l'abbiamo dato a tutti voi in versione cartacea, ma questo che trovate online ha un capitolo in più, che nel frattempo ho tradotto. Buona lettura!
  • In questo gruppo puoi proporre e partecipare a una discussione tramite il Forum, scaricare il materiale d'aula, ascoltare storie di malattia, visionare la bibliografia e i video didattici.
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